Pensioni a mille euro: un sogno per tanti, ma i costi sono notevoli

La legge di Bilancio prevede una crescita della pensione minima a 600 euro solo per gli over 75, ma l’ipotesi spinta da FI è giungere a 1.000 euro entro fine legislatura. Ecco quanto costerebbe un provvedimento del genere 

La Manovra prevede di riconsiderare al 120% le pensioni minime e aumenta l’assegno minimo a 600 euro per gli over 75, quest’anno. Questi provvedimenti verranno a costare 5,4 miliardi l’anno. Se a ciò vanno a sommarsi i 2,4 miliardi di incassi in meno per via degli sgravi fino a 8 mila euro per assumere under 35, si crea un vuoto di 7,8 miliardi per le casse dell’Inps.

pensioni aumento-nursenews.it
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Intervistato da Il Corriere della Sera, il professor Alberto Brambilla, che preside il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, spiega che la Manovra «premia i percettori di assegni sociali e pensioni più basse, con una generosa rivalutazione all’inflazione, che si traduce in un aumento dell’8,8% e porta tutte le minime a 600 euro per gli over 75, facendo pagare il conto a chi ha versato più contributi».

La Manovra prevede che la pensione minima lieviti a 600 euro unicamente per over 75, ma Forza Italia spinge per l’ipotesi 1.000 euro entro fine legislatura. Alla domanda sull’impatto di una manovra del genere in termini di costi, Brambilla replica che «portare tutte queste pensioni a mille euro costerebbe oltre 36 miliardi l’anno. Con la certezza di prendere mille euro netti al mese, aumenteranno gli evasori e pagheranno quelli che invece hanno il prelievo alla fonte. Perché pagare tasse e contributi tutta la vita per prendere una pensione che, tassata, arriva a poco più di 1.000 euro se, non versando nulla, ne posso prendere mille netti esentasse?».

Secondo Brambilla, ci sarebbe un eccesso di assistenzialità a carico della fiscalità generale, che è cresciuta in modo esponenziale tra il 2008 e il 2021 arrivando da 73 a più di 144 miliardi. Di fatto, a pagarla, spiega il professore, sarebbe chi dichiara oltre 35 mila euro di reddito l’anno, e tra questi molte persone in pensione. Ergo, far crescere le minime a 1.000 significherebbe creare un buco di più di 100 miliardi per l’Inps, in 3 anni, e dunque demolire la sostenibilità finanziaria del meccanismo pensionistico.

Per quanto concerne le altre pensioni, l’indicizzazione è differente in base all’assegno e quindi al 100% per assegni fino a 4 volte il minimo, all’85% fino a 5 volte ecc. Su questo punto, il professore prosegue nel suo discorso asserendo che la rivalutazione pensionistica prevista dalla Manovra, avrebbe una sorta di effetto “punitivo” su coloro che hanno una pensione di oltre i 2.500 euro lordi, andando quindi a colpire chi ha versato di più in termini di imposte e contributi.

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Per fare un esempio della forte svalutazione delle pensioni nel periodo 2024-2033, Brambilla fa l’ipotesi di un’inflazione del 2% annua, in cui «le rendite di 2.500 euro lordi perdono circa 13 mila euro, quelle da 5.253 euro lordi circa 69mila euro, che diventano quasi 92mila per pensioni intorno ai 7.500 euro lordi e come minimo oltre 115mila per quelle da 10 mila euro lordi in su. Di fatto nei prossimi 10 anni questi pensionati, oltre a sobbarcarsi il grosso dei 56 miliardi di Irpef che gravano sulle pensioni, perderanno complessivamente circa 45 miliardi di potere d’acquisto», chiosa il professore.

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