Invalidità e valutazioni aggiuntive sulla pensione: le agevolazioni contributive non sono per tutti

Scopriamo l’entità e gli effetti delle valutazioni aggiuntive sulla pensione per i titolari di invalidità. Le buone notizie non sono per tutti i disabili.

La presenza di un’invalidità o un handicap consente di accedere ad agevolazioni contributive ma solo rispettando specifici requisiti.

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I soggetti con invalidità o handicap fisico, psichico o sensoriale possono contare su aiuti del Governo di varia natura. Benefici economici, assistenziali, in ambito lavorativo, nel settore auto e agevolazioni con riferimento alla pensione. Ricordiamo, infatti, come gli invalidi al 74% (nonché i caregiver che assistono un familiare con handicap grave) possono uscire anticipatamente dal mondo del lavoro chiedendo l’APE Sociale oppure Opzione Donna se lavoratrici. Il primo scivolo è un’indennità che accompagna il lavoratore fino alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia. Permette di lasciare il lavoro al compimento dei 63 anni di età avendo maturato 30 anni di contributi.

Opzione Donna, invece, richiede 35 anni di contributi e il compimento di 60 anni di età (59 anni se si ha un figlio e 58 anni con due figli). Nelle due formule citate ricorre il requisito contributivo così come in qualsiasi altro scivolo del sistema pensionistico italiano. Per i soggetti con invalidità o handicap sono previste agevolazioni anche nel conteggio dei contributi stessi necessari per andare in pensione. L’ordinamento previdenziale, infatti, annovera benefici in base all’attività svolta (per esempio i lavori usuranti) così come per la condizione fisica del lavoratore.

Invalidità e pensione, quando i contributi contano di più

Un lettore ha chiesto “Sono collaboratore scolastico con invalidità civile dell’86% con Legge 104 comma 1 articolo 3. Posso avere i due mesi di contribuzione utile per un massimo di cinque anni di contribuzione?“. La domanda fa riferimento alla possibilità per i cittadini che vertono in particolari condizioni fisiche di vedersi attribuire un periodo figurativo di contribuzione da sommare a quello effettivo maturato.

L’obiettivo è determinare un’anzianità contributiva convenzionale da aggiungere a quella effettiva per poter raggiungere prima del tempo il requisito contributivo indispensabile per andare in pensione. Non solo, in alcuni casi permetterà anche di aumentare l’assegno pensionistico. Un’opportunità da cogliere al volo, dunque, ma non accessibile a tutti i titolari di Legge 104 con invalidità civile.

I requisiti da soddisfare

Tra le maggiorazioni della normativa attualmente in vigore citiamo quella riconosciuta dal 1° febbraio 2002 ai lavoratori sordomuti e agli invalidi per qualsiasi causa con invalidità pari o superiore al 74% oppure ascritta alle prime quattro categorie della tabella A presente come allegato al Dpr 915/1978. Leggendo la tabella si scopre che queste categorie includono chi ha perso

  •  quattro arti fino al limite della perdita totale delle due mani e dei due piedi insieme,
  • tre arti fino al limite della perdita totale delle due mani e di un piede insieme,
  • entrambi gli arti superiori fino alla perdita totale delle due mani,
  • di due arti, superiore e inferiore (disarticolazione o amputazione del braccio o della coscia).

Rientrando tra i beneficiari, secondo quanto stabilito nell’articolo 80 comma tre della Legge 388/2000, si potrà richiedere per ogni anno di lavoro effettivamente svolto l’agevolazione di due mesi di contribuzione utile entro un tetto massimo di cinque anni di contribuzione.

Maggiorazioni specifiche da conoscere

I lavoratori con periodi di esposizione all’amianto possono contare su supervalutazioni particolari così come i lavoratori non vedenti e coloro che svolgono particolari attività professionali se assicurati presso forme esclusive o sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria (con riferimento al comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico).

Il limite prefissato in relazione al totale dei periodi contributivi legati a maggiorazione rimane in ogni caso di cinque anni a partire dal 1° gennaio 1998. Questo fermo restando che il diritto ai periodi di maggiorazione già maturati entro la suddetta data se superiori a cinque anni rimangono cristallizzati ma non possono aumentare ulteriormente.

Nessuna limitazione, invece, per la maggiorazione dovuta ai periodi di lavoro non svolto da non vedenti e lavoratori esposti all’amianto dato che il beneficio riguarda le condizioni fisiche del soggetto che presta l’attività. Per cause diverse, invece, i sordomuti e gli invalidi dovranno anch’essi rispettare il limite dei cinque anni. Ricordiamo che ogni maggiorazione rientrante nelle quote contributive calcolate con sistema contributivo risultano utili solamente ai fini del raggiungimento del diritto pensionistico e non per aumentare l’assegno (dal 1° gennaio 2012).

Come calcolare le valutazioni aggiuntive per l’invalidità

Per calcolare l’ammontare delle valutazioni aggiuntive per invalidi civili, non vedenti, lavoratori esposti all’amianto e così via occorrerà considerare diverse variabili ossia

  • il periodo di lavoro soggetto alla supervalutazione,
  • le settimane lavorate comprese nel periodo di lavoro,
  • la maggiorazione applicata al periodo, 
  • il numero di settimane aggiuntive attribuibili in funzione della supervalutazione,
  • il totale delle settimane accreditabili nel periodo lavorativo.

Partendo da questi elementi si potrà risalire alla misura del beneficio e capire, così, quando si potrà maturare il requisito contributivo necessario per andare in pensione anticipatamente.

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