Btp a 20 anni, rendimenti raddoppiati: come investire

Il nuovo Btp a 20 anni ha rendimenti quasi raddoppiati, domanda dimezzata in quanto lo scenario non offre certezza. 

Il nuovo titolo di Stato a vent’anni, posto dal ministero del Tesoro italiano, fa pensare a come si sia evoluto in dodici mesi, l’approccio all’offerta di emissioni governative da parte degli investitori del nostro Paese ed esteri. Sono quasi raddoppiati i rendimenti, mentre la domanda è dimezzata in quanto lo scenario è incerto.

btp-nursenews.it
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I numeri

Il 5 gennaio 2022, il dipartimento del Tesoro ha collocato il BTP 2,15% che scade il 1° settembre 2052. La domanda totale da parte del mercato ha raggiunto i 55,897 miliardi di euro. Si accolgono domande totali per 7 miliardi di euro a un costo di 99,987, per un rendimento lordo a scadenza che è pari al 2,162%. Un anno dopo, ossia il 10 gennaio 2023, il Tesoro emette il Btp 4,45% che scade il 1° settembre 2043. La domanda totale, stavolta è di 26,708 miliardi di euro e vengono accolte domande per 7 miliardi a 99,606, e il rendimento lordo a scadenza corrisponde al 4,529%.

Potrebbe sembrare paradossale, in quanto a fronte di un rendimento doppio offerto a inizio 2023, se lo si mette a paragone con quello assegnato lo scorso anno per un’emissione che dura 9 anni di più, la domanda da parte degli investitori internazionali è stato pari a poco meno della metà.

Cosa vuol dire? È un segno che i mercati finanziari stanno vivendo un periodo complicato, per via di un delicato quadro politico mondiale, uno scenario inatteso. Nel corso dei prossimi mesi, l’incertezza sul futuro dei tassi di Banche Centrali e rendimenti di mercato potrebbe scemare in modo graduale. Effettivamente, se non si tiene conto dei prossimi due aumenti dei tassi ufficiali della Banca Centrale degli Stati Uniti e di Eurozona, che ci saranno a inizio febbraio 2023, i successivi dovrebbero essere tendenzialmente meno pesanti.

Come investire

Il nuovo titolo di Stato a 20 anni, ha un flusso cedolare lordo degno di nota, ossia è pari al 4,45%, che verrà pagato ogni sei mesi a inizio marzo e a inizio settembre di ogni anno. Il flusso semestrale lordo corrisponderà a 2,225%. Il rendimento è del 4,529% al lordo dell’imposta del 12,50%.

Il Btp a dieci anni il 10 gennaio scorso è stato scambiato con un rendimento lordo del 4,210%. Gli aspetti dei due tipi di emissioni governativi del nostro Paese hanno di differente durata e flusso cedolare, ma possono coesistere senza nessun problema nel settore obbligazionario di un portafoglio titoli che ha una tendenza al rischio di tipo medio.

Il periodo più incerto, se si guarda alle prospettive nell’ambito di rendimenti di mercato, dovrebbe essere in una fase in cui viene oltrepassato. La stretta creditizia adottata dalle Banche Centrali si dovrebbe allentare piano piano, per impedire che le economie internazionali sprofondino nella recessione. Questo avrebbe conseguenze negative sui commerci internazionali e sugli scambi di ricchezza tra le varie realtà economiche presenti nel mondo.

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Avere dunque, sia la scadenza decennale sia ventennale dà la possibilità di incassare ogni sei mesi discreti flussi per interessi. In un portafoglio di medio rischio, avere due emissioni potrebbe avere un peso percentuale pari al 7,50% della componente obbligazionaria.

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