Pre-morte: lo sconvolgente racconto di un uomo tornato dall’aldilà

Le chiamano esperienze di pre-morte: sono quelle vissute da chi, tecnicamente già morto, ritorna inspiegabilmente alla vita. Sono più comuni di quanto si pensi.

Cosa  succeda, in questi momenti, ancora è misterioso. Gli esperti cercano di dare una veste scientifica ai racconti impressionanti di chi è letteralmente tornato dall’altro mondo.

uomo percorre tunnel luminoso
Nursenews

Ormai si contano a centinaia di milioni le persone che hanno fatto un’esperienza di pre-morte (in inglese NDE: ovvero “near-death experience”). Ma l’origine e la natura di questo fenomeno restano avvolte ancora in un fitto mistero. Alcuni ricercatori, come quelli dell’International Association for Near-Death Studies, sostengono che esperienze di questo genere avvengano con ogni probabilità per via di cambiamenti nell’afflusso di sangue al cervello. Cambiamenti che si verificano in occasioni di eventi improvvisi che ci mettono in pericolo di vita. Come ad esempio improvvisi attacchi di cuore, shock, traumi contusivi.

Per fare un paragone, è un po’ come una città che perde energia un quartiere alla volta. Accade qualcosa del genere quando il cervello comincia a perdere sangue e ossigeno. In questo caso anche l’attività elettrica del cervello comincia a spegnersi, spiegano i ricercatori. E così «le regioni locali del cervello vanno offline una dopo l’altra».

Pre-morte: cosa succede al nostro corpo

All’esperienza di pre-morte – definita «esperienza percettiva cosciente» – sono associate svariate sensazioni fisiche e spirituali. Come ad esempio allucinazioni e esperienze extracorporee. Ma anche un flusso di pensieri frenetici e una distorsione nella percezione del tempo.

Si tratta di un’esperienza che in genere comincia con la sensazione di staccarsi dal proprio corpo e col riconoscimento della morte. Successivamente subentra un’altra sensazione: quella di sentirsi in viaggio verso una meta, accompagnata da un’analisi delle azioni, intenzioni e pensieri della propria vita. Infine si conclude con l’arrivo in un posto dove si sperimenta la sensazione di trovarsi “a casa”, prima di fare ritorno nel mondo reale.

Una sconvolgente esperienza di pre-morte

Uno degli ultimi ad aver vissuto un’esperienza di pre-morte è un cittadino britannico di nome Kevin Hill. L’uomo, un 52enne originario del Derbyshire, ha raccontato al quotidiano ‘The Mirror’ l’incredibile esperienza che lo ha visto ritornare in vita.

Tutto accade nell’estate del 2021, quando Kevin deve correre in ospedale: le sue gambe si stavano gonfiando a causa della pelle che tratteneva troppa acqua. Dopo il ricovero e l’operazione nel gennaio del 2022, avvenuti entrambi presso il Derby Royal Hospitall, il 52enne si ammala di calcifilassi. Si tratta di una rara malattia che causa una calcificazione sistemica delle arterie, alla quale seguono ischemia e necrosi in zone localizzate della cute o del tessuto adiposo.

Per lui comincia un vero e proprio calvario. Kevin racconta di aver avuto la sensazione che la pelle lo stesse divorando. Per tre giorni le gambe gli sanguinano ininterrottamente. Arriva a perdere quasi tre litri di sangue. Ne perde così tanto che per alcuni minuti il suo cuore cessa di battere. Tecnicamente sarebbe morto. Fino a quando i medici non riescono a rianimarlo riportandolo miracolosamente nel mondo dei vivi.

Il racconto shock dell’uomo dei miracoli

«Sapevo di essere morto. Ero separato dal mio corpo» spiega l’uomo al Mirror. «Era come se fossi nel regno degli spiriti. Ero consapevole di quello che stava succedendo ma provavo così tanta pace. Sapevo che stavo sanguinando. Sapevo che era grave. Guardavo il personale dell’ospedale che continuava a entrare e uscire per fermare l’emorragia».

Dopodiché, prosegue il racconto, «sono andato a dormire e mi sono svegliato vivo, l’emorragia si era fermata». Dopo aver vissuto un’esperienza simile, Kevin ha decisamente rivisto la scala delle sue priorità. Una volta uscito dall’ospedale le cose sono cambiate radicalmente in famiglia e lui ha acquisito una nuova forza. Che gli ha permesso di riprendersi completamente guadagnandosi il soprannome di «Miracle Man»: l’uomo dei miracoli.

Cosa dice finora la scienza sull’esperienza della pre-morte

Quanto ha vissuto l’«uomo dei miracoli» appare fantascientifico. Ma la ricerca mostra che fatti come quello vissuto da Kevin Hill sono meno rari di quel che si può pensare. A esserne protagonisti sono persone di ogni età, cultura e istruzione. Ma quali sono i tratti più comuni delle esperienze di pre-morte? Uno studio presentato nel 2019 all’incontro annuale dell’Accademia europea di neurologia ha illustrato i risultati della Greyson NDE Scale. Si tratta di una scala creata dallo psichiatra Bruce Greyson. Serve a misurare l’intensità dell’esperienza pre-morte di una persona.

Greyson così ha analizzato 298 esperienza di pre-morte. Di queste, poco più di un terzo (106) sono state ritenute autentiche. Al termine dell’indagine lo psichiatra ha individuato i tratti più comuni di queste esperienze misteriose:

  • anomala percezione del tempo (nell’87% dei casi);
  • straordinaria velocità di pensiero (65%);
  • sensi straordinariamente vividi (63%);
  • sensazione di essere separati da o di trovarsi fuori dal proprio corpo (53%).

Per la prima volta in assoluto registrato un cervello umano morente

Malgrado le ormai numerose testimonianze, ancora non è stato compreso il meccanismo neurofisiologico della NDE. Per un motivo abbastanza intuitivo: registrare l’attività del cervello nella fase del passaggio dalla vita alla morte è una cosa a dir poco ostica. E soprattutto non può essere pianificata sperimentalmente.

A riuscirci per la prima volta in assoluto è stato un gruppo di ricerca internazionale sotto la guida dall’Università di Louisville (Usa). I risultati dell’incredibile esperimento sono apparsi nel 2022 su Frontiers in Aging Neuroscience.

Si trattava di un 87enne finito in ospedale a causa di una caduta. Dopo l’operazione d’urgenza, l’uomo ha cominciato a soffrire di crisi di epilessia. I dottori a quel punto hanno cominciato a monitorarlo con l’elettroencefalografia (EEG). Due giorni dopo l’uomo, dopo un peggioramento, è stato stroncato da un arresto cardiaco. Ma il monitoraggio era ancora in corso. Un evento inatteso che ha permesso ai medici di registrare per la prima volta in assoluto l’attività elettrica di un cervello umano morente.

Altre volte erano state fatte registrazioni EEG semplificate su pazienti morenti. Diverso però questo caso, col posizionamento completo dell’apparecchiatura di registrazione che ha permesso di dettagliare in maniera assolutamente senza precedenti quanto stava avvenendo.

Cosa succede al nostro cervello quando moriamo

Immediatamente prima e immediatamente dopo la morte dell’uomo, gli scienziati hanno registrato alcuni cambiamenti nei diversi tipi di oscillazioni neurali (delta, theta, alpha, beta e gamma). Inoltre hanno rilevato anche dei modelli di attività elettrica ritmica del tessuto nervoso nel sistema nervoso centrale, impegnati in funzioni ad alto contenuto cognitivo. Come recupero della memoria, concentrazione, meditazione, sogno, percezione cosciente e elaborazione delle informazioni.

Subito dopo l’arresto cardiaco che ne avrebbe provocato la morte, l’attività cerebrale del paziente ha fatto registrare un picco di potenza nella banda gamma che interagiva di più con le onde alfa. Si tratta di un modello di accoppiamento incrociato tra attività alfa e gamma non troppo diverso da quello relativo al richiamo della memoria nei soggetti sani.

L’ipotesi dei ricercatori è che un’attività del genere possa costituire un ultimo «richiamo alla vita». In sostanza, un ultimo ricordo dei fatti più importanti della propria esistenza negli ultimi istanti di vita. Come ha sottolineato il team di ricercatori, si tratta di un modello «simile a quello riportato nelle esperienze di pre-morte».

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